Le donne si sentono molto più insicure degli uomini nello spazio urbano. I dati Istat (2022-23) parlano chiaro: il 16,4% dichiara di avere paura di uscire da sola la sera (contro il 7,4% degli uomini) e il 19,5% decide, addirittura, di non farlo (contro il 5,3% degli uomini). Sono dati che mostrano come l’esperienza della città sia ancora profondamente diversa tra uomini e donne.
Anche da questa consapevolezza è nato il convegno “La città quotidiana ha voce di donna”, organizzato dalla UIL lo scorso 9 marzo a Roma, in occasione della Giornata internazionale della donna. L’incontro ha riunito rappresentanti istituzionali, sindacaliste e delegate per discutere di sicurezza, servizi, mobilità e qualità della vita in città.
Dal confronto sono emerse le difficoltà che le donne affrontano quotidianamente nello spazio urbano: dalla gestione dei tempi tra lavoro e cura familiare, fino alla percezione di insicurezza negli spazi pubblici.
“Le donne che vivono in periferia subiscono disagi maggiori a causa della mancanza o del minor funzionamento dei servizi e della sanità” ha spiegato la segretaria confederale Uil Ivana Veronese. Il tema è stato condiviso anche da Rita Longobardi, segretaria generale Uil Fpl, che ha sottolineato come “i servizi pubblici aiutano le donne ad affrontare quel lavoro di cura che ancora per il 70% grava sulle loro spalle”. A questo si somma un ulteriore livello di complessità, ha aggiunto la vicesindaca di Roma Silvia Scozzese, dato che molte di queste attività richiedono spostamenti in punti diversi della città, non sempre comodamente raggiungibili.
Nell’ambito del convegno è intervenuta anche la delegata Uila della Coca-Cola di Milano Oriana Vianello, che ha sottolineato come la partecipazione delle donne alla progettazione e alla gestione delle città sia fondamentale per costruire spazi davvero inclusivi e vivibili. “Le donne hanno una naturale attenzione ai dettagli: un elemento da valorizzare” ha affermato Vianello, evidenziando come uno sguardo più attento ai bisogni quotidiani possa fare la differenza: “progettare città inclusive significa puntare su trasporti affidabili, illuminazione adeguata, servizi accessibili e spazi pubblici sicuri”.
Ampio spazio è stato dedicato al tema del lavoro di cura, che continua a gravare in larga parte sulle donne e condiziona gli spostamenti e il benessere. In questo contesto si inserisce ‘Sex & the City’, un’associazione raccontata durante il convegno dalla ricercatrice e architetta Florencia Andreola, che fornisce alle amministrazioni pubbliche dati e informazioni per la creazione di politiche che integrino la dimensione di genere nelle città.
La città, è emerso, deve essere progettata sulle vite reali delle persone, altrimenti il rischio è di produrre disuguaglianze. Per le donne, riporta il Telefono Rosa, non potersi muovere liberamente significa rinunciare a opportunità, lavoro e partecipazione. Perché l’esclusione non è mai neutrale, ma un fatto politico.
“L’8 marzo” ha concluso il segretario generale Uil PierPaolo Bombardieri, “è un momento di impegno e rivendicazione, non una festa: finché c’è una situazione di diseguaglianza, finché il trattamento economico delle donne è più basso di quello degli uomini, finché le condizioni di sviluppo e le opportunità di carriera saranno negate più alle donne che agli uomini, per noi sarà sempre una giornata di lotta”.


