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Pesca, la revisione della Pcp: “tanto fervore per nulla”?

Giorgio Gallizioli

23 Marzo 2026
in AGRICOLTURA E PESCA
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Pesca, la revisione della Pcp: “tanto fervore per nulla”?
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Pubblichiamo questo articolo/saggio di Giorgio Gallizioli, esperto di politiche europee della pesca e componente del consiglio nazionale Uila Pesca, che ha per oggetto le azioni e le proposte, recentemente messe in campo dalla Commissione europea e dalla DG MARE, in materia di politica marittima.  Infatti, al di là, dei regolamenti adottati che fissano le possibilità di pesca per gli stati membri nei diversi mari dell’Unione europea, in meno di un anno (tra luglio 2025 e marzo 2026) la Commissione ha avviato una decina di iniziative legislative su temi, sicuramente di grande rilevanza ma che, solo indirettamente, riguardano la pesca.

Per riassumere l’attivismo che la Commissione europea sta mostrando in merito al futuro degli oceani e delle attività pescherecce, si potrebbe tranquillamente parafrasare la fortunata commedia di Shakespeare: “tanto rumore per nulla”.

Colpisce, infatti, da un lato il numero significativo di iniziative intraprese, dall’altro la scarsa attinenza di queste iniziative con gli aspetti relativi alla pesca che più ci interessano e che dovrebbero costituire il nucleo di tali iniziative.
Si è da poco conclusa a Bruxelles la “Settimana europea degli oceani” e ci sembra quindi il momento opportuno per fare una sintesi e un bilancio di questo “attivismo”, sottolineandone la cadenza temporale.

“Pescatori del futuro”
Partiamo dal primo semestre del 2023, quando l’allora Commissario all’Ambiente e agli Oceani e alla pesca, Virginijus Sinkevičius, dopo aver rassicurato che non occorreva una nuova riforma della Politica comune della pesca (PCP) poiché quella del 2013 rimaneva valida anche se non aveva raggiunto tutti i risultati attesi, commissiona uno studio sui “Pescatori del futuro” all’orizzonte 2050, fortemente criticato dalle parti sociali del settore in quanto considerato anacronistico e irrealista; lo studio, infatti, immaginava, nel 2050, 12 profili di pescatori che hanno poco a che vedere con la vita reale del mondo della pesca e prevedeva quattro scenari (dal più ottimista al più catastrofico) per il futuro del settore che sono apparsi totalmente immaginifici.

Al di là del merito dello studio, di cui ha beneficiato unicamente la società con sede in California che lo ha realizzato e che resterà ignorato sugli scaffali, averlo commissionato è il sintomo di un incomprensibile capovolgimento dei ruoli: dovrebbe spettare alla DG MARE stabilire quale debba essere il futuro del settore (tenendo conto del dettato dei Trattati e delle esigenze/aspettative degli stakeholder interessati) e adoperarsi per conseguire quei risultati, piuttosto che limitarsi a fantasticare e sperare in una congiunzione astrale favorevole! Chi, se non la Commissione europea, dovrebbe fissare gli obiettivi e confrontarsi con le parti interessate sulla base delle proprie proposte?
Per comprendere il contesto, va ricordato che l’idea di descrivere come saranno i pescatori nel 2050 emana dal pacchetto di misure presentato il 21 febbraio 2023, tra cui figurava il “Patto per la Pesca e gli Oceani”. Questo patto si trasformerà, nel 2025, nel “Patto europeo per gli oceani”, di cui occorrerà probabilmente attendere il 2027 per vedere che cosa conterrà. Tuttavia, il cambio lessicale già annuncia che l’attenzione si è spostata dal mondo della pesca a quello dell’Economia blu.

Strategia UE per l’azione esterna nel settore della pesca

Il 7 luglio 2025 la Commissione europea ha lanciato un invito a presentare contributi (in seguito, IPC) per definire una nuova strategia dell’UE per l’azione estera nel settore della pesca. Tra le questioni che si intende affrontare nell’ambito di tale strategia e sulle quali si chiede il contributo, ci sono rilevanti questioni quali la regolamentazione che vieta i prodotti (anche quelli acquatici) ottenuti con il lavoro forzato sul mercato dell’UE, la revisione del sistema dei contingenti tariffari autonomi che consentono importazioni a tassi e condizioni di favore, il rispetto delle disposizioni in materia di diritto del lavoro e di protezione ambientale da parte di flotte concorrenti. La richiesta di contributi si è chiusa il 15 settembre 2025 e la “Comunicazione” della Commissione sulla strategia è prevista per il secondo semestre del 2026.

– Aree marine protette

Alla strategia per l’azione esterna nel settore della pesca è legata anche la questione delle aree marine protette. La strategia sulla biodiversità per il 2030 impegna l’UE a proteggere legalmente almeno il 30% del territorio dell’Unione, comprese le acque interne, e almeno il 30% della superficie del mare, di cui almeno un terzo dovrebbe essere sottoposta a rigorosa protezione, con esclusione di qualsiasi attività.
Queste misure s’inquadrano nella Convenzione sulla biodiversità, di cui l’ultima conferenza si è conclusa nel 2022 a Montreal con la firma, da parte di circa 200 Stati dell’accordo di Kunming-Montreal. L’obiettivo n.3 di tale accordo stabilisce che occorre “Garantire e permettere che, entro il 2030, almeno il 30% delle aree terrestri e delle acque interne, nonché delle aree marine e costiere, in particolare le aree di particolare importanza per la biodiversità e le funzioni e i servizi ecosistemici, siano efficacemente conservate e gestite attraverso sistemi di aree protette ecologicamente rappresentativi, ben collegati e equamente governati e altre efficaci misure di conservazione basate sul territorio (OECM nell’acronimo in inglese)”.
Più recentemente, il trattato ONU sulla Biodiversità marina delle aree al di là della giurisdizione nazionale (Trattato sull’Alto mare), entrato in vigore il 17 febbraio 2026, ha previsto l’istituzione e l’attuazione di strumenti di gestione territoriali, comprese le aree marine protette, in aree al di fuori della giurisdizione nazionale. Questo trattato potrebbe essere d’applicazione anche nel Mediterraneo data l’esistenza di zone di alto mare non ancora regolate dalle legislazioni nazionali relative all’attuazione delle Zone economiche esclusive (ZEE).
Nella creazione e nel monitoraggio di queste zone protette, un ruolo importante è affidato alle organizzazioni regionali di gestione della pesca (ORGP).
Ricordiamo, inoltre, che, in base alle Direttive “Habitat” (1992) e “Uccelli” (2009), esistono ad oggi oltre 3.000 siti marini che compongono la rete Natura 2000 e coprono oltre il 9% delle acque marine dell’UE. Infine, il Regolamento 2024/1991 sul ripristino della natura ha fissato obiettivi giuridicamente vincolanti per ripristinare almeno il 20% della superficie marina dell’UE entro il 2030 e di tutti gli ecosistemi che necessitano di ripristino entro il 2050.
Si tratta di un insieme assai complesso di misure prevalentemente di natura ambientale, ma anche economica e di tutela degli interessi delle comunità locali e delle popolazioni indigene, che richiederà uno sforzo di armonizzazione e semplificazione, come promesso dalla Commissione europea nell’ambito della preparazione dell’”Atto europeo per gli oceani”.

– Pesca a strascico

Al tema delle zone marine protette è strettamente legata la questione della pesca a strascico, tradizionale e diffuso metodo di pesca, oggetto di una campagna di opposizione da parte delle associazioni ambientaliste che vorrebbero vietarla in modo assoluto, trascurando le conseguenze economiche e sociali e l’apporto all’approvvigionamento di proteine d’origine marina. Si tratta di una materia molto controversa. L’UE ha già adottato un’interdizione alla pesca allo strascico in 87 aree nell’Atlantico dal 2022 e la creazione di aree marine totalmente protette nel Mediterraneo comporterebbe l’esclusione di tale sistema di pesca anche in questo mare. Il Commissario Kadis ha sempre dichiarato di voler intervenire caso per caso, sulla base di studi scientifici, e non in modo ideologico, ma la pressione è molto forte. In base ai dati dell’Agenzia europea per l’ambiente, aggiornati al 2023, le aree marine protette rappresentano il 14% della superficie marina dell’UE, mentre quelle strettamente protette sarebbero inferiori allo 0,2%.

Il Patto per il Mediterraneo

Il 16 ottobre 2025, la Commissione ha presentato la Comunicazione “Il Patto per il Mediterraneo. Un mare, un patto, un futuro”, un’iniziativa che si inserisce nel Processo di Barcellona, avviato nel 1991. Nel marzo del 2008, il Consiglio europeo aveva sostenuto la creazione di un’Unione per il Mediterraneo e, più recentemente, nel 2021, la Commissione aveva pubblicato la comunicazione “Partenariato rinnovato con il vicinato meridionale. Una nuova agenda per il Mediterraneo”, che si occupa essenzialmente di investimenti, transizione verde e migrazione. Nel dicembre 2024, infine, la Commissione von der Leyen II ha nominato, per la prima volta, un Commissario per il Mediterraneo, la croata Dubravka Šuica. Nella Comunicazione c’è solo uno scarno riferimento alla pesca, con riferimento ai sistemi alimentari sostenibili. Non si rinviene, purtroppo, alcun cenno ai conflitti esistenti tra la flotta europea e quelle straniere, o tra natanti e autorità di paesi terzi in acque internazionali o soggette a controversie di delimitazione.

Strategia per l’ambiente marino

Il 15 dicembre 2025, la Commissione ha pubblicato una IPC relativa alla “revisione della Direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino” (direttiva 2008/56/CE) che mira a conseguire un buon stato ecologico in tutte le acque dell’UE e che rappresenta il principale strumento normativo dell’UE a tutela dell’ambiente marino. Secondo la Commissione, la direttiva del 2008 non ha raggiunto entro il 2020, come previsto, l’obiettivo di un buon stato ecologico nelle zone marine dell’UE. Da qui la necessità di un ripensamento per sopperire ai difetti e ridurre i costi amministrativi.
Si tratta di un testo estremamente importante per la pesca, poiché, nella valutazione del “buon stato ecologico”, rientra anche lo stato delle risorse ittiche. Infatti, il “considerando” n.11 del regolamento di base della PCP fa esplicito riferimento a questa direttiva. Tra gli aspetti che la revisione dovrà considerare e che riguardano direttamente la pesca, ci sono la prevenzione dell’inquinamento da contaminanti, l’eccesso di nutrienti, rifiuti (tra cui la plastica) e il rumore sottomarino.
La Commissione presenterà una proposta di revisione della direttiva entro la fine del 2026.

Modifiche al “Regolamento controllo”

Il 10 gennaio 2026 è entrato in vigore il Regolamento n° 2023/2842 che ha modificato il regime UE di controllo delle attività di pesca. Le nuove disposizioni introducono una serie di adempimenti burocratici che la professione ha contestato come eccessivi e disproporzionati, tali da comportare rischi per l’incolumità degli addetti, nonché perdite di tempo che, di fatto, riducono l’attività e, di conseguenza, i ricavi. Tra le misure contestate c’è l’obbligo di utilizzare un sistema digitale per gestire i certificati di cattura e l’estensione dell’obbligo di compilare il diario di bordo elettronico per registrare le catture a tutte le unità di pesca. Il nuovo regolamento estende il sistema di controllo anche alla pesca ricreativa che dovrà registrare le prese in un’apposita banca dati. La Commissione dovrà completare il dispositivo mediante una serie di regolamenti delegati, in particolare quelli relativi alla piccola pesca.
Le parti sociali hanno formalmente chiesto alla Commissione di riconsiderare alcune disposizioni di difficile applicazione nella pratica quotidiana.

Atto legislativo per gli oceani

Il 12 gennaio 2026 è stato pubblicato l’IPC per l’“Atto legislativo europeo per gli oceani” da non confondere con il “Patto europeo per gli oceani”, che è una semplice comunicazione presentata dalla Commissione a Nizza nel giugno 2025, in occasione della terza conferenza delle Nazioni Unite sugli oceani. Questa iniziativa condurrà ad una proposta di direttiva che dovrebbe racchiudere, in un unico testo, tutte le misure che riguardano gli oceani e le attività economiche legate al mare, al fine di ottenere un quadro completo, omogeneo e chiaro, che faciliti il rispetto delle regole, in particolare quelle miranti a proteggere l’ambiente e favorisca  gli investimenti per il raggiungimento degli obiettivi, sia quelli fissati a livello internazionale (per es., l’obiettivo di sviluppo sostenibile n.14,” la vita sott’acqua”) che unionali (la decarbonizzazione, il buon stato ecologico, la governance degli oceani).
L’elemento centrale dell’Atto europeo per gli oceani sarà la revisione della Direttiva sulla pianificazione dello spazio marittimo che, nonostante la sua lunga gestazione, non ha prodotto i risultati sperati in materia di razionalizzazione dell’uso comune degli spazi marittimi e di bilanciamento degli interessi di tutte le parti. I pescatori sono le prime vittime di queste procedure, troppo spesso ignorati nella fase di consultazione e quindi sacrificati nell’allocazione degli spazi. Il fabbisogno energetico dell’UE, di cui si fanno carico colossi industriali nord-europei, ha giustificato l’espulsione di flotte da aree tradizionalmente utilizzate per la pesca.
L’effetto cumulativo dell’espansione delle aree marine protette e della proliferazione dei parchi eolici in mare comporta, di fatto, un’espropriazione a danno delle imprese di pesca. Certamente la revisione di questa normativa sarà il punto più controverso nel negoziato che si aprirà sul contenuto della direttiva, la cui proposta della Commissione dovrebbe essere pubblicata entro la fine del 2026.

Osservazione degli oceani

Il 15 gennaio 2026 la Commissione ha pubblicato un IPC relativo all’“Iniziativa dell’UE per l’osservazione degli oceani”. Si tratta di una comunicazione che si occuperà della frammentazione nell’organizzazione, nella pianificazione e nell’attuazione dell’osservazione degli oceani con riferimento ai vari settori legati al mare e agli oceani, che produce attualmente un aggravio di costi e inefficienza. Questa iniziativa si avvarrà del sistema Copernicus per i dati di osservazione della Terra e della rete europea di osservazione e di dati dell’ambiente marino (EMODnet). Questa rete progetta la realizzazione di un gemello digitale europeo degli oceani (European Digital Twin Ocean) da rendere operativo entro il 2030.
L’osservazione degli oceani è d’importanza strategica ed emerge sempre più la sua valenza nell’ambito della difesa e della sicurezza. La Presidente della Commissione, in persona, il 2 marzo 2026 ha presentato questa iniziativa, denominata OceanEye, finalizzata a raccogliere i dati necessari a valutare lo stato degli oceani, prevedere e mitigare gli impatti dei cambiamenti climatici, migliorare la competitività delle nostre attività economiche in mare e contribuire alla sicurezza marittima. Ancora una volta gli aspetti industriali sono quelli che primeggiano nelle più recenti iniziative della Commissione europea in carica.

Gruppo di esperti dell’oceano

Il 6 febbraio 2026, la Commissione ha pubblicato l’invito a candidarsi per far parte del Gruppo di esperti di alto livello dell’oceano (Ocean Board). I 25 membri saranno chiamati a: fornire consulenza sull’attuazione del Patto europeo per gli oceani; esprimere un parere su questioni specifiche relative al Patto europeo per gli oceani; promuovere il dialogo e lo scambio di esperienze tra i suoi membri su questioni relative agli oceani, garantendo che le politiche dell’Unione siano coerenti, sinergiche e in linea con le iniziative del settore privato.
La Commissione ha anche annunciato l’introduzione di un “Indice” finalizzato a monitorare i progressi verso gli obiettivi nelle aree d’intervento raggruppate nel Patto europeo per gli oceani, cioè lo stato degli oceani, l’economia blu sostenibile, le comunità costiere, la ricerca e lo sviluppo tecnologico, la sicurezza marittima e la governance.

Visione della pesca e dell’acquacultura nel 2040

Il 20 febbraio 2026, la Commissione ha pubblicato l’IPC relativo alla “Visione per la pesca e l’acquacoltura per il 2040” invitando i portatori d’interessi a contribuire alla redazione di una strategia che consenta al settore della pesca e dell’acquacoltura di superare le attuali difficoltà. La comunicazione su questo tema è prevista entro il 2026 e, nelle intenzioni della Commissione, sarà una sintesi di tutte le iniziative in corso, relative a: aspetti ambientali e transizione energetica, situazione delle risorse, approvvigionamento alimentare, relazioni internazionali, ricambio generazionale, reddito dei pescatori e sostegno alle comunità dipendenti dalla pesca, pianificazione territoriale, nonché alla semplificazione normativa e ai finanziamenti. Sarà quindi propedeutica alla proposta dell’Atto europeo per gli oceani.
Sembra evidente che questo documento sarà quello di maggiore significato e già sorge la perplessità sull’utilità delle altre consultazioni (contemporanee o successive) che dovranno, infine, confluire, tutte, in questo testo.
In attesa di leggere questa comunicazione, non si può non rilevare una certa mancanza di chiaroveggenza da parte della DG MARE. Dopo aver teorizzato il futuro dei pescatori nel lontano 2050 quando, secondo alcune proiezioni, di pescatori europei ce ne saranno rimasti ben pochi se la politica non cambierà oggi, la DG MARE ha ridotto il lasso temporale di 10 anni, per allinearsi a quanto prospettato dai colleghi dell’Agricoltura che, già nel febbraio 2025, avevano pubblicato un documento sulla “Visione dell’agricoltura e l’alimentazione per il 2040”, che aveva fatto seguito alla pubblicazione dello studio “Gli agricoltori del futuro”, apparso nel 2020.

Strategia per le comunità costiere

Il 23 febbraio 2026, la Commissione pubblica l’IPC “Strategia dell’UE per le comunità costiere”. Il sostegno alle comunità costiere e insulari è tra gli impegni prioritari indicati nel Patto europeo per gli oceani. La Commissione è preoccupata per le difficoltà che affliggono le comunità costiere. Non è chiaro, tuttavia, quale sia precisamente l’oggetto dell’attenzione perché quando si fa riferimento indifferenziatamente a zone e comunità costiere, la DG MARE sembra ignorare che lì risiedono oltre il 20% della popolazione europea e che l’attività principale è il turismo, non certo la pesca. Se i problemi evidenziati riguardano l’inquinamento, l’overtourism e gli alloggi, converrebbe che fossero altri dipartimenti a occuparsene. Se, invece, come dovrebbe essere, il problema è rappresentato dal declino delle comunità dipendenti, direttamente o indirettamente, dall’attività di pesca e acquicola, allora la connessione con la PCP, anche nei suoi aspetti di politica regionale e nell’urgenza di una revisione di questa politica, unitamente al sostegno finanziario adeguato, emergerebbe chiaramente e le contribuzioni del settore sarebbero sostanziali. C’è da aspettarsi, tuttavia, che esse riprodurranno i documenti già presentati nel contesto dell’IPC sulla visione della pesca e dell’acquacoltura nel 2040. Una comunicazione è prevista entro il 2026.

Strategia UE su porti e industria marittima

Il 4 marzo 2026, la Commissione ha presentato due Comunicazioni: “Strategia europea per i porti” (COM(2026)112) e “Strategia europea per l’industria marittima” (COM(2026)111). Si tratta di due documenti che richiamano il Patto europeo per gli oceani e la Strategia per le comunità costiere.
Entrambe interessano il settore della pesca, per diverse ragioni. Si tratta, innanzitutto, di rilanciare la cantieristica europea (“i cantieri del futuro”) e ammodernare i porti (“i porti del futuro”), in particolare quelli di piccole dimensioni, mediante l’elettrificazione e il ricorso a fonti energetiche meno inquinanti. Il documento contiene anche l’incoraggiamento, rivolto ai giovani, a intraprendere attività lavorative nel settore dell’economia blu nonché l’attenzione verso misure volte a migliorare la professionalità (attraverso i programmi Erasmus+) e la sicurezza, in collaborazione con l’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) e l’organizzazione marittima internazionale (OMI), nonché l’incremento nel numero delle ispezioni dell’Autorità europea del lavoro.      Anche in questi settori si è ritenuto opportuno creare un Consiglio di alto livello per le industrie marittime ed i porti.

Il ruolo della diplomazia oceanica

Il 6 marzo 2026, la Commissione pesca del Parlamento europeo (PECH) ha dibattuto un rapporto di propria iniziativa (presentato dalla signora Zovko) intitolato “il ruolo della diplomazia oceanica per la competitività della pesca e dell’acquacoltura nell’UE” in cui s’insiste essenzialmente sulla protezione dei pescatori e dei prodotti europei di fronte alle importazioni da paesi che non rispettano le regole di conservazione dell’ambiente marino.

Tags: commissione europeamediterraneopcppesca
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