Fai, Flai e Uila hanno incontrato, il 31 marzo a Foggia, una delegazione della commissione Occupazione e Affari sociali del Parlamento europeo (EMPL), in visita istituzionale in Italia con l’obiettivo di valutare le condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori agricoli, studiare il fenomeno del caporalato e capire il ruolo delle parti sociali e della contrattazione collettiva.
Non è la prima volta che rappresentanti del parlamento europeo si recano a Foggia con gli stessi obiettivi. A differenza delle precedenti missioni, però, questa volta, grazie al lavoro di interlocuzione svolto dalla Uila, oltre al “ghetto” di Borgo Mezzanone, simbolo di illegalità e degrado umano, la delegazione ha visitato anche “Casa Sankara”, un centro di accoglienza per lavoratori migranti, autogestito, basato sul principio del rispetto della legalità, e incontrato i vertici dell’Ente bilaterale agricolo territoriale (Ebat) di Foggia che hanno spiegato il ruolo svolto dalla bilateralità in Italia e, in particolare, le prestazioni offerte a lavoratori e imprese della provincia.

La delegazione europea era composta dai parlamentari Li Anderson (The Left-Finlandia), Estelle Ceulemans (S&D-Belgio), Chiara Gemma (ECR-Italia), Isabelle Le Callennec (EPP-Francia). Ad accoglierli c’erano i rappresentanti dei sindacati. Per l’Effat, il segretario generale Enrico Somaglia e il segretario politico per l’agricoltura Ivan Ivanov. Per Fai, Flai e Uila, insieme ai segretari territoriali Donato Di Lella, Giovanni Tarantella e Antonio Castriotta che hanno organizzato “sul campo” le diverse tappe della giornata, c’erano anche, tra gli altri, il reggente nazionale Fai, Antonio Castellucci, la segretaria nazionale Flai, Silvia Guaraldi, il responsabile Esteri Uila, Fabrizio De Pascale.

È stata una giornata molto intensa, iniziata a Casa Sankara dove erano presenti, insieme a numerosi lavoratori residenti, due fondatori e responsabili del Centro, Mdiaye Mbaye e Faye Papa Latyr che hanno spiegato come Casa Sankara sia nata con l’obiettivo di contrastare lo sfruttamento lavorativo e il fenomeno del caporalato, partendo dal rispetto della legalità da parte dei lavoratori ospiti.
Casa Sankara rappresenta un modello virtuoso di inclusione socio-lavorativa frutto di un lavoro di squadra tra la Regione e un’associazione di migranti. Il Centro è una struttura che dà risposte concrete alle persone, ospita 500 braccianti agricoli, per lo più africani, sfuggiti ai ghetti della Capitanata e allo sfruttamento dei caporali e che a Casa Sankara hanno potuto ricominciare a vivere in alloggi dignitosi e in un clima di rispetto della legalità; molti di loro sono impegnati in un progetto di agricoltura sociale, con la produzione e la vendita di salsa di pomodoro, hanno messo su una sartoria, una web radio e corsi di italiano e sono riusciti, nel tempo, anche a ottenere un lavoro regolare.


La giornata è proseguita con la visita al ghetto di Borgo Mezzanone, sede di una delle più grandi baraccopoli d’Europa dove vivono, tra cumuli di rifiuti di ogni genere e in condizioni di grande degrado: circa 1.000 persone (per lo più lavoratori migranti), con punte di 4.000-5.000 nella stagione estiva quando si raccoglie il pomodoro.
“Nel ghetto non ci sono solo persone irregolari, prive di permesso di soggiorno” spiega il segretario territoriale Uila di Foggia, Antonio Castriotta “molti di loro sono lavoratori regolari, che vivono nei mesi estivi a Borgo Mezzanone, poi si spostano in Basilicata per la raccolta delle fragole e poi in Calabria nella stagione delle arance. Sono i lavoratori itineranti”.

A giudizio dell’europarlamentare italiana Chiara Gemma “Borgo Mezzanone rappresenta una ferita aperta nel cuore dell’Italia e dell’Europa. Siamo qui per contribuire a una soluzione che da anni tarda ad arrivare. Tuttavia, da parte dell’Europa c’è il massimo impegno affinché queste politiche, che per lungo tempo hanno lasciato spazio all’immigrazione illegale, possano trovare risposte concrete. Il nostro obiettivo è portare sollievo”.

Sia a Casa Sankara che a Borgo Mezzanone, i lavoratori hanno spiegato che il problema principale per i migranti è quello di ottenere un permesso di soggiorno che restituisca loro una dignità che gli è negata e consenta a tutti di poter lavorare regolarmente.
Ultima tappa della giornata è stato l’incontro, presso la sede della Cassa integrazione assistenza lavoratori agricoli (Ciala), con i rappresentanti delle forze sociali istitutive di questo Ebat. Ai parlamentari europei è stato spiegato come la bilateralità e gli enti bilaterali costituiscano una peculiarietà tutta italiana che nasce dalla contrattazione collettiva e può dare risposte concrete ai problemi e alle esigenze del mondo produttivo e, in particolare, del settore agricolo. Il presidente della Ciala Lorenzo Belcapo ha quindi illustrato le prestazioni che vengono offerte a lavoratori e imprese della provincia di Foggia, dai bonus scuola alle integrazioni in materia di assistenza sanitaria per i lavoratori, fino ai kit-sicurezza per le imprese.

A conclusione della giornata, il segretario generale dell’Effat, Enrico Somaglia, nel ringraziare i parlamentari per la loro presenza, ha indicato tre sentieri lungo i quali il parlamento può esercitare la sua influenza nei confronti della Commissione europea, per dare risposte ai problemi del caporalato, dello sfruttamento del lavoro e del miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori in agricoltura: sostenere l’iniziativa volta a definire una direttiva europea in materia di subappalti e intermediazione del lavoro; difendere e rafforzare la condizionalità sociale della Politica agricola comune (Pac) 2028-2034; proporre l’eliminazione delle baraccopoli come una priorità nell’ambito del piano europeo per gli alloggi.
Insomma, è stata una giornata lunga e faticosa ma sicuramente proficua perché siamo riusciti a dare, a parlamentari europei di diversa ispirazione politica, una visione complessiva e più articolata di un problema complesso. L’Italia è, in Europa, il paese con la legislazione più avanzata in materia di lotta allo sfruttamento del lavoro in agricoltura ma che, allo stesso tempo, tollera l’esistenza di realtà inaccettabili, come quella di Borgo Mezzanone, dove regna l’illegalità e la mortificazione della dignità umana. L’Italia è lo stesso paese dove 114 milioni di euro, messi a disposizione dal PNRR per chiudere i ghetti della provincia di Foggia (compreso Borgo Mezzanone), non sono stati utilizzati e sono andati persi, semplicemente perché i comuni interessati non hanno presentato i progetti necessari…
Abbiamo fatto conoscere ai parlamentari europei la realtà di Casa Sankara che, a pochi chilometri da Borgo Mezzanone, si propone come un presidio di legalità e integrazione che può rappresentare un esempio replicabile per affrontare il problema dei “ghetti”. Abbiamo presentato la realtà degli enti bilaterali, pressoché sconosciuta ai parlamentari europei, che rappresenta una forma molto avanzata di concertazione tra le parti sociali e che può dare risposte adeguate anche in materia di regolazione e trasparenza del mercato del lavoro in agricoltura.
Siamo, infatti, convinti che la concertazione tra le parti sociali e la collaborazione con le istituzioni sia la via maestra per affrontare il problema dello sfruttamento del lavoro in agricoltura che, è bene sottolineare, non riguarda solo l’Italia ma è presente in molti paesi europei.
Vogliamo convincere l’Europa che il modello italiano di concertazione, basato sulla contrattazione collettiva e sulla bilateralità, così come la legislazione in materia di lotta contro lo sfruttamento del lavoro agricolo (dalla legge 199/2016 contro il Caporalato, fortemente voluta dal sindacato, all’applicazione della condizionalità sociale della Pac) costituiscano un esempio da seguire da altri paesi e possano ispirare anche la legislazione europea.




