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Pesca illegale, FAO e Vaticano insieme nella lotta per i diritti umani

22 Novembre 2016
in AGRICOLTURA E PESCA
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Pesca Illegale (INN)
FAO e Vaticano insieme nella lotta per i diritti umani
De Pascale (Uilapesca): “un evento Storico che apre fase nuova”

La FAO e il Vaticano condannano la pesca illegale e il lavoro forzato in alto mare e lanciano un appello per un’azione collettiva per eliminare la violazione dei diritti umani dei pescatori, sulla base dei nuovi accordi internazionali disponibili. È questo il senso dell’iniziativa che si è svolta il 21 novembre a Roma, in occasione della giornata mondiale della pesca. Si è trattato di un evento che possiamo definire “storico” in quanto è la prima volta, a livello internazionale, che viene riconosciuto il legame tra pesca illegale (INN) e la violazione dei diritti umani e del lavoro dei pescatori.
Per la Uilapesca, che è intervenuta all’evento in rappresentanza del sindacato internazionale IUF, questo evento così importante rappresenta un particolare motivo di orgoglio: nel dicembre 2012 infatti, la Uilapesca presentò a Mazara del Vallo una approfondita ricerca, proprio sul tema “Pesca illegale e diritti del lavoro”, nel quale tra le altre conclusioni si sottolineava il profondo legame esistente tra questi due problemi e come, a quella data, non esistesse alcun documento o dichiarazione di alcuna organizzazione internazionale che ponesse in relazione i due temi.

A testimoniare l’importanza attribuita all’evento, la presenza del direttore generale della FAO Jose Graziano da Silva che, aprendo i lavori ha detto: “il settore ittico è fonte di sostentamento per milioni di persone ma, allo stesso tempo, anche fonte di oppressione per i più vulnerabili…Dobbiamo garantire che il pesce che raggiunge le nostre tavole sia stato prodotto non solo in modo sostenibile per l’ ambiente, ma anche rispettando il benessere socio-economico di chi lo ha pescato e lavorato”.

Il Segretario di Stato del Vaticano, Cardinale Pietro Parolin, ha sostenuto la necessità di agire su tre fronti: fornire aiuto ai pescatori sfruttati per facilitare il loro reinserimento; assicurare il rispetto della legislatura internazionale esistente in materia di pesca; combattere il traffico e contrabbando illegali per imporre legge e rispetto dei diritti umani. E di agire in piena unità di azione tra tutte le istituzioni interessate: “Solo lavorando assieme, e coordinando i nostri sforzi, riusciremo a rompere le catene dello sfruttamento che colpisce il settore della pesca in molti paesi” ha detto Parolin che, ha anche presentato il Messaggio della Santa Sede in occasione della giornata mondiale della pesca.

Etichettando la situazione degli abusi nella pesca come un esempio di “schiavitù moderna”, Gianni Rosas, Direttore dell’Ufficio ILO Italia, ha spostato l’attenzione sui recenti sviluppi positivi. Tra questi, soprattutto la maggiore consapevolezza dei consumatori sulla necessità di acquistare pesce prodotto in modo equo e sostenibile. Rosas ha inoltre citato gli sviluppi a livello internazionale per la creazione di efficaci meccanismi istituzionali come il Protocollo 2014 della Convenzione ILO sul Lavoro Forzato e la Convenzione 188 dell’ ILO sull’Impiego nel settore ittico.

Strumenti giuridici innovativi
Sia la FAO che la Santa Sede hanno salutato con favore il fatto che un numero sufficiente di paesi abbia sottoscritto questa Convenzione che entrerà in vigore nel novembre 2017. Sempre nel 2016, poi, osservano FAO e Santa Sede è entrato in vigore l’Accordo FAO sulle Misure dello Stato d’Approdo (acronimo inglese PSMA) contro la pesca illegale (INN).

Le imbarcazioni coinvolte nella pesca illegale sono spesso le stesse dove avvengono le violazioni dei diritti umani. L’accordo PSMA (il primo accordo internazionale legalmente vincolante in materia di pesca illegale) porterà a rafforzare le ispezioni portuali a bordo dei pescherecci, facilitando migliori controlli sul rispetto dei diritti umani degli equipaggi.

L’entrata in vigore della Convenzione 188 ILO e dell’accordo PSMA – assieme ad una maggiore consapevolezza internazionale su temi sociali e del lavoro – offrono alla FAO, all’ILO, ai partner dell’industria, ai lavoratori e alle comunità di pescatori fino alle associazioni di consumatori un nuovo slancio per porre fine agli abusi lungo tutta la filiera.

Le immagini allegate
Alcune immagini allegate al presente articolo sono state presentate nell’intervento di Padre Bruno Ciceri, dell’Apostolato del Mare della Santa Sede (OAS). In particolare viene mostrata una foto di un “contratto” di lavoro, tra un’agenzia e un pescatore, che prevede una “retribuzione” di 180 dollari mensili per tre anni e una penale di 2.000 dollari a carico del lavoratore se questo decide di interrompere il contratto prima dei tre anni! 
 

L’intervento del Segretario nazionale Uilapesca Fabrizio De Pascale, in rappresentanza del sindacato internazionale IUF
Grazie a Papa Francesco per questo evento che possiamo definire storico perché, per la prima volta a livello internazionale, viene riconosciuto il legame tra pesca illegale (INN) e la violazione dei diritti umani e del lavoro dei pescatori.
Pesca illegale e lavoro decente, infatti, sono due concetti, nati entrambi nel 2000, il primo alla FAO, il secondo all’ILO che non si sono però ancora mai “incontrati”.
Con l’entrata in vigore quest’anno dell’Accordo FAO sugli stati porto e della Convenzione ILO sul lavoro decente nella pesca, si apre una fase nuova che potrebbe portare, in futuro, a estendere il concetto di pesca illegale anche alla violazione dei diritti umani e del lavoro dei pescatori.
Occorre, infatti, superare il paradosso per cui un pesce è considerato illegale se viene pescato in una zona proibita, mentre non lo è se è pescato da persone sfruttate illegalmente.
Al mondo della pesca e all’industria di trasformazione, il sindacato rivolge l’appello di farsi carico del problema e di adoperarsi al fine di garantire ai consumatori prodotti sostenibili anche da un punto vista etico.

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