Il sindacato tedesco IG BAU critica i piani dei ministeri del lavoro e dell’agricoltura volti ad abolire la condizionalità sociale della PAC. “È solo dall’inizio del 2025 che i sussidi UE per le aziende agricole sono stati subordinati al rispetto dei diritti dei lavoratori, prevedendo una riduzione dei pagamenti in caso di violazioni delle norme in materia di sicurezza e salute sul lavoro, se le condizioni di lavoro non sono sufficientemente trasparenti o se non viene garantito l’uso sicuro degli strumenti di lavoro” spiega, in un comunicato stampa, Christian Beck, responsabile del settore agricolo dell’IG BAU. “La condizionalità sociale non è stata ancora valutata adeguatamente e già si vuole abolirla. È un andirivieni che non ha nulla a che vedere con una politica coerente e mirata”.
I ministeri federali, aggiunge Beck, giustificano la loro iniziativa con un onere amministrativo eccessivo. “La condizionalità sociale è stata avviata più di un anno fa proprio con la premessa che non ci dovesse essere un aumento dell’onere amministrativo, né ulteriori obblighi di rendicontazione per gli agricoltori. I controlli sulle condizioni di lavoro in agricoltura sono affidati a enti che se ne occupano già da molto tempo, non ne sono stati creati di nuovi. Dov’è allora l’aumento dell’onere amministrativo?”.
Per Beck la proposta è incomprensibile anche perché non contribuisce a rendere più attraente la professione agricola. “Nel settore abbiamo un elevato fabbisogno di personale qualificato e manodopera; in questo contesto, delle buone condizioni di lavoro sono un requisito imprescindibile e l’abolizione della condizionalità sociale è assolutamente controproducente. Al contrario, dobbiamo riformare la PAC per far sì che le donne e gli uomini tornino a lavorare volentieri in agricoltura”. Per questo motivo, secondo Beck, la condizionalità sociale dovrebbe, al contrario, essere rafforzata: l’adesione ai contratti collettivi, per esempio, potrebbe costituire un ulteriore requisito per ricevere i sussidi. Tutto ciò va visto anche alla luce del fatto che l’agricoltura, un tempo caratterizzata da aziende a conduzione familiare, sta attraversando un drammatico cambiamento strutturale: attualmente la maggioranza dei lavoratori, pari a quasi mezzo milione di persone, è composta da 242.800 lavoratori stagionali e 234.800 dipendenti soggetti a contribuzione previdenziale.



