Di Anna Lisa Calò
L’economia italiana dipende, sempre più, dal lavoro migrante. Al 1° gennaio 2026, gli stranieri residenti nel nostro paese sono 5,6 milioni (9,4% della popolazione totale); di questi, gli occupati sono 2,5 milioni, pari al 10,7% della forza lavoro nazionale. Tra il 2024 e il 2025, mentre la popolazione italiana si è ridotta dello 0,4%, la componente straniera è aumentata del 3,5%. Tra il 2014 e il 2026 mentre la presenza straniera è cresciuta del 16%, si contano 2,2 milioni di italiani in meno. Una crescita che si accompagna, però, a criticità legate a precarietà, sicurezza e, paradossalmente, difficoltà di reperire personale. È quanto emerge dal XVI Rapporto annuale Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia, realizzato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Le imprese cercano lavoratori, ma faticano a trovarli
Secondo il rapporto, nel 2025 le imprese italiane hanno programmato 1,36 milioni di assunzioni di lavoratori provenienti da altri Paesi. Di questi lavoratori il 90% era già residente in Italia. Ciononostante, oltre la metà delle aziende (53,7%) dichiara di aver incontrato difficoltà nel reperire personale straniero. A fronte di questa domanda crescente di manodopera, nel 2024 sono stati rilasciati 290mila nuovi permessi di soggiorno a cittadini non UE; di questi il 36,1% per motivi familiari, il 35,9% per protezione e asilo, il 13,9% per lavoro e il 6,9% per studio.
Le criticità: precarietà e sicurezza sul lavoro
Accanto alla crescita dell’occupazione restano molte criticità, prima fra tutte quella legata alla stabilizzazione del rapporto di lavoro. Nel 2025 il 73% dei contratti sottoscritti da stranieri è stato a tempo determinato, contro il 64,7% dei colleghi italiani. Fa eccezione il lavoro domestico, dove l’80% dei contratti di lavoro sono a tempo indeterminato e il 70% riguarda persone nate all’estero. In merito al divario di genere, emerge come il tasso di occupazione tra i cittadini non UE raggiunge il 76% tra gli uomini ma si ferma al 45,7% tra le donne.
Sicurezza
Nel 2025 i lavoratori stranieri hanno denunciato 517mila infortuni sul lavoro, pari al 24% del totale delle denunce presentate in Italia. Gli infortuni mortali di lavoratori stranieri sono stati 251(pari al 23,1% del totale), in aumento di 25 casi rispetto al 2024, mentre tra gli italiani si registra una tendenza opposta, con 17 denunce in meno rispetto al 2024. I lavoratori stranieri infortunati sono mediamente più giovani di quelli italiani, prevalentemente uomini e concentrati al Nord. In crescita anche, del 18,6% rispetto al 2024, le denunce di malattie professionali, legate per lo più a patologie del sistema osteo-muscolare, del sistema nervoso e dell’orecchio.
Il rapporto evidenzia come gli occupati stranieri siano spesso più esposti ai rischi, anche a causa delle mansioni svolte, spesso pericolose.
Ammortizzatori sociali
Aumentano anche i lavoratori migranti che usufruiscono di ammortizzatori sociali. Nel 2024 i beneficiari non UE della disoccupazione agricola sono stati 136 mila, il 26,6% del totale. Per quanto riguarda la cassa integrazione, nel 2025 115 mila cittadini non UE hanno beneficiato dell’integrazione salariale ordinaria (CIGO), pari al 18,5% del totale dei percettori, mentre i beneficiari stranieri dell’integrazione salariale straordinaria (CIGS) sono stati oltre 10 mila (5,5% del totale).
Agricoltura, il settore che assume di più
Nel 2025 sono stati attivati 2,75 milioni di rapporti di lavoro riguardanti stranieri (+2,5% rispetto al 2024). Di questi, l’80% sono lavoratori non UE, il restante 20% lavoratori UE. In questo quadro, l’agricoltura è il comparto con la più alta concentrazione di attivazioni di stranieri (45,5%), seguita da Costruzioni (38,2%), Industria (25,9%), Commercio e riparazioni (16,4%). La presenza straniera è significativa nelle professioni meno qualificate, dove questi lavoratori rappresentano il 31,6% degli occupati.
Una sfida per il futuro
Il rapporto conferma come il lavoro migrante rappresenti una componente strutturale dell’economia, della società e anche del comparto agricolo italiano, dove la manodopera straniera rappresenta ormai il 42% del totale come dimostrano i dati INPS sul lavoro stagionale in agricoltura, elaborati dal CRES-UILA. In un Paese che affronta un calo demografico preoccupante, garantire occupazione stabile, rispetto dei diritti sociali e contrattuali, sicurezza, formazione e integrazione è una condizione essenziale per garantire giustizia ed equità per tutte le lavoratrici e lavoratori e per assicurare la competitività delle imprese e la sostenibilità del sistema produttivo.


