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VI CONGRESSO UILA. Tavola rotonda su relazioni industriali. Pellegrini: “E’ giunta l’ora di dare una nuova politica industriale al paese”

11 Giugno 2018
in UILA
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VI CONGRESSO UILA
Tavola rotonda su relazioni industriali. Pellegrini: “E’ giunta l’ora di dare una nuova politica industriale al paese”

Riconoscimento del valore dei corpi intermedi per la crescita e lo sviluppo del Paese, più partecipazione, un nuovo ruolo per la rappresentatività e la rappresentanza, una rinnovata visione di welfare e salario.

Sono questi alcuni dei temi più rilevanti dell’accordo sottoscritto il 9 Marzo scorso tra Cgil, Cisl e Uil e Confindustria sul nuovo sistema di relazioni sindacali e sul modello contrattuale che sono stati al centro della discussione della tavola rotonda “Le nuove relazioni industriali nell’impresa 4.0” svoltasi nell’ambito del VI congresso Uila a Carovigno, moderata dal giornalista del Sole 24 Ore Giorgio Pogliotti. Un incontro molto interessante e ricco di contenuti in cui Tiziana Bocchi, segretario confederale Uil, Pierangelo Albini, direttore area lavoro e Welfare di Confindustria, Luigi Scordamaglia, presidente Federalimentare e Stefano Mantegazza, segretario generale Uila hanno sottolineato come le politiche espansive in tema di salario, la contrattazione collettiva, gli investimenti e la formazione possano rappresentare l’alternativa al tema della riduzione dei tassi di disoccupazione e per favorire l’ingresso nel mondo del lavoro di giovani e donne.

“Si tratta di un accordo che ha uno straordinario valore politico e che affida alle relazioni sindacali il compito di contribuire fattivamente alla crescita del paese, alla diminuzione delle diseguaglianze, alla redistribuzione della ricchezza, al miglioramento dell’impresa e all’aumento dell’occupazione” ha dichiarato Pietro Pellegrini, segretario nazionale Uila nel corso della sua relazione. “Grazie a quest’intesa si delinea un nuovo modello contrattuale che mantenendo i due livelli di contrattazione accentua il ruolo della contrattazione di 2° livello favorendo il collegamento virtuoso tra salari e produttività. E’ giunta l’ora di dare al nostro paese una vera politica industriale attraverso investimenti pubblici e privati” ha concluso Pellegrini. Non si è fatta attendere la risposta del presidente di Federalimentare Luigi Scordamaglia che ha evidenziato come l’accordo rappresenti “una sfida impegnativa che i mondi imprenditoriale e sindacale del settore alimentare dovranno affrontare insieme come già con successo fatto in passato”.

“L’innovazione tecnologica è essenziale ed inevitabile per migliorare la produttività delle nostre imprese. Non serve evocare scenari apocalittici di robot che sostituiscono gli esseri umani ma bisogna concentrare le relazioni industriali su competenze e formazione continua e mirata che qualifichi adeguatamente i lavoratori” ha dichiarato.

Secondo Scordamaglia infatti la disponibilità di manodopera qualificata sarà un elemento essenziale di competitività delle imprese italiane nella difficile sfida globale e in questo senso la tutela si sposterà sempre di più dal posto di lavoro alla persona proprio attraverso strumenti di formazione continua e qualificazione.

“Un lavoratore in futuro cambierà nel corso della sua vita professionale sempre più posti di lavoro, ma dovrà essere messo in condizioni di farlo diventando risorsa preziosa qualificata e ricercata dalle aziende” ha proseguito il presidente e analizzando lo scenario attuale ha sottolineato come il Patto della Fabbrica sia un punto di partenza (e non di arrivo) importante, in cui lavoratori e imprenditori perseguono insieme la strada della competitività delle imprese e della occupabilità delle persone, grazie allo strumento condiviso della qualificazione professionale.

“Lo stesso Ccnl, la cui centralità vale, non solo e non tanto, come strumento economico ma come strumento di politica industriale” ha detto il presidente di Federalimentare “dovrà saper evolvere in futuro ricalibrando i pesi di forza fra i suoi elementi, riducendo l’ importanza del paradigma dell’orario e aumentando quella dell’apporto in valore aggiunto al processo da parte del singolo lavoratore”.  

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