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Un marchio etico contro il lavoro nero e la corruzione

23 Marzo 2015
in GIORNO PER GIORNO
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GIORNO PER GIORNO
Un marchio etico contro il lavoro nero e la corruzione

Il Papa a Napoli, Don Ciotti a Bologna, lo stesso anatema contro la corruzione e il lavoro nero.
Entrambi ci aiutano, per una volta, a sentirci meno soli nella battaglia che da anni e tutti i giorni conduciamo per dare un volto e un futuro agli oltre 300.000 fantasmi che lavorano nelle campagne italiane.
Il Papa non ha usato mezzi termini, senza giri di parole ha detto che la corruzione “è sporca e puzza” (anzi, per rendere meglio l’idea ha coniato un neologismo: spuzza)  ha affrontato la piaga del lavoro nero, denunciato il fenomeno del sommerso, condannato lo sfruttamento e esaltato “la dignità che solo il lavoro vero può dare”.
Don Ciotti, davanti ad altre 200.000 persone, è stato ancora più diretto: “la corruzione e il lavoro nero sono l’avamposto della mafia”, ha esortato Governo e Parlamento a stringere i tempi ed a serrare le fila, perché “chi non vuole una legge chiara contro la corruzione, fa favori ai mafiosi, alle lobby e ai potenti”.
La UIL e la UILA sostengono da sempre le iniziative di “Libera”, sono da sempre in prima fila contro ogni forma di criminalità, violenta o in guanti bianchi che sia, sentono come proprie le parole del Papa e di Don Ciotti.
Con altrettanta chiarezza vogliamo dire che le iniziative al riguardo del Governo sono state finora più di forma, che non di sostanza.
Certo, ha istituito l’Autorità Nazionale Anti Corruzione e raddoppiato i tempi della prescrizione, poco più che “pannicelli caldi” insufficienti a rimuovere le incrostazioni del malaffare.
Lo stesso vale per la lotta al lavoro nero.
La cabina di regia sta lavorando bene, può fare molto, ma non potrà fare tutto, se le decisioni della politica e la mobilitazione della società non si assumeranno la loro responsabilità.
Abbiamo bisogno del sostegno della politica e del consenso della società per tracciare e certificare con un marchio etico la qualità del lavoro, assieme a quella delle produzioni.
Un marchio etico che tiri una insormontabile linea di confine per separare le imprese che rispettano la legge ed i contratti da quelle che violano l’una e gli altri, per consentire ai consumatori italiani e di tutto il mondo di distinguere le aziende oneste, che con grandi sacrifici producono alla luce del sole, da quelle che vivono di lavoro nero e di illegalità.

 

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