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Rapporto Uil su Cig 2015: in calo le ore di Cassa integrazione richieste dalle aziende

1 Aprile 2015
in Lavoro
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LAVORO
Rapporto Uil su Cig 2015: in calo le ore di Cassa integrazione richieste dalle aziende
di Guglielmo Loy

La Uil ha pubblicato il primo rapporto 2015 sulla Cassa Integrazione

Secondo i dati sulle ore di cassa integrazione richieste dalle aziende, nel I bimestre del 2015, segnalano una “frenata di arresto” (contrazione del 41,2% rispetto allo stesso periodo del 2014).
La flessione delle ore richieste è generalizzata: il calo si manifesta in tutte e tre le gestioni (- 74,8% per la cassa in deroga, – 35,1% per la gestione ordinaria e – 31,6% in quella straordinaria), nelle 3 macro aree (- 48,8% nel Centro, – 41,9% nel Mezzogiorno, – 38,5% nel Nord), in 20 tra Regioni e Province Autonome (con l’unica eccezione dell’aumento del 19,9% della Liguria), in 83 Province.

Si tratta di un dato positivo o negativo? Sono diversi gli elementi da considerare prima di poter arrivare ad un giudizio di merito positivo che certificherebbe il “riavvio” del nostro sistema produttivo.
Conosciamo bene la situazione di forte difficoltà che stanno ancora attraversando molte delle nostre piccole e grandi imprese, così come la persistente chiusura di molte di queste. Da tenere in considerazione che è costante la crescita in percentuale (relativamente a tutte le ore richieste) della cassa straordinaria. Crescita che sottolinea come molti processi di ristrutturazione non siano terminati è che, inoltre, e’ presumibile un travaso dalla cassa ordinaria a quella straordinaria.

Non crediamo, quindi, che dietro questi dati si manifesti, in automatico, il segnale positivo di una “ripresina” del sistema produttivo. A conferma di ciò un piccolo allarme viene dal dato che vede a Febbraio crescere la cassa integrazione rispetto al mese precedente (+ 18%).
Infine una osservazione sul massiccio calo della cassa integrazione in deroga: lo scorso mese sono state richieste 2,5 milioni di ore contro le 23,1 milioni di ore di Febbraio 2014. Certamente questo “crollo” sembra essere dovuto più all’assenza di risorse ad hoc (unitamente alle nuove regole che hanno ristretto a soli 5 mesi l’utilizzo massimo da parte delle imprese interessate per il 2015), piuttosto che all’uscita dalla crisi delle aziende che ne fanno ricorso.

E la preoccupazione maggiore è che, se si intenderà riformare il sistema della cassa integrazione secondo le intenzioni del Governo (e cioè riducendone i periodi di durata), non solo si correrà il rischio di una anticipazione dell’ingresso dei lavoratori nelle fila dei disoccupati (con inevitabile ampliamento del bacino), ma anche di non poter garantire sostegno alle imprese che tentano, ancora, di desistere alle difficoltà senza licenziare. Siamo quindi in presenza di un sistema che se non ben congegnato e concepito, produrrà un forte allarme sociale.

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