MEDITERRANEO
Italia-Tunisia: progetto NEMO, pesca e sviluppo zone costiere
Rafforzare lo sviluppo socioeconomico transfrontaliero nelle comunità costiere di Libia, Tunisia ed Egitto attraverso la valorizzazione e il rilancio del settore della pesca.Questo, in sintesi, l’obiettivo del progetto NEMO, finanziato dal Ministero Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Direzione Generale per la Cooperazione allo sviluppo, con il contributo volontario del CIHEAM (Istituto agronomico mediterraneo) di Bari, ente esecutore, e la collaborazione in Tunisia della Direzione Generale Pesca e Acquacoltura e della sua rappresentanza regionale di Zarzis. In particolare, per la Tunisia, infatti NEMO si propone di promuovere il processo di sviluppo socioeconomico sostenibile nella regione di Médenine mediante la valorizzazione di un centro polivalente per le comunità costiere di Zarzis, il rilancio delle organizzazioni professionali della pesca, il miglioramento del reddito attraverso attività di formazione e dimostrazione destinate ai pescatori locali e la promozione del marketing dei loro prodotti.
Il progetto di cooperazione nasce dalla volontà del governo italiano di attivare specifici fondi per la stabilizzazione dei giovani dei paesi protagonisti della cosiddetta “primavera araba”, spiega il direttore dell’Unità tecnica locale di Tunisi della Cooperazione italiana allo Sviluppo, Cristina Natoli che aggiunge “in questi territori infatti la fase di transizione politica ha aumentato il flusso migratorio delle proprie popolazioni verso l’Italia e l’Europa o le attività illecite al confine con la Libia e per questo motivo l’intervento mira ad affiancare le istituzioni locali nel compito di indirizzare le comunità costiere rurali verso nuove attività generatrici di reddito, complementari a quelle già svolte con un’azione che permetterà ai beneficiari del progetto di non abbandonare le proprie radici per cercare fortuna all’estero, con i tristi esiti che la cronaca spesso ci propone”.
Per questo, in Tunisia le attività si concentrano nel governatorato di Medenine, zona dalla quale molti giovani tunisini migrano verso l’Italia, arrivando spesso a vendere le loro barche da pesca per raggranellare quanto basta per pagarsi il passaggio a bordo delle ormai tristemente note “carrette del mare”. Si tratta di figli di pescatori e di agricoltori che non intravedono più opportunità di reddito nei settori tradizionali, quando invece le risorse ittiche e agricole sono potenzialmente molto interessanti nel territorio. La presenza di intermediari commerciali con forte potere contrattuale limita fortemente la capacità di realizzo delle comunità che devono spesso soggiacere a prezzi non remunerativi.
Oltre a ciò va anche evidenziato che il turismo, seppure sia il settore trainante per la zona, non è mai stato un fattore di sviluppo per le comunità costiere che sono rimaste sempre escluse dal contatto diretto con questa importante realtà economica per la Tunisia. Il progetto Nemo, avviato nel marzo 2014 con una fine prevista nel febbraio 2017, prevede un finanziamento di circa 800.000 euro, e realizza le sue attività complesse anche grazie alla piena sinergia con il governo tunisino e la sua Direzione Generale della Pesca.

