Trasformare gli scarti della produzione di latte e tofu in una “spugna” capace di catturare l’anidride carbonica dall’atmosfera e contrastare, così, gli effetti del riscaldamento globale. È questo il risultato raggiunto dai ricercatori del Politecnico ETH di Zurigo e pubblicato sull’autorevole rivista scientifica PNAS, ripresa dal magazine Rinnovabili.it.
“La nostra tecnologia è più economica e sostenibile perché richiede pochissima energia e si basa su un prodotto di scarto ampiamente disponibile; potrebbe rappresentare una vera svolta per il futuro della rimozione della CO₂ dall’atmosfera” spiega Raffaele Mezzenga, professore all’ETH di Zurigo.
Da tempo ricercatori e scienziati lavorano a tecnologie in grado di rimuovere la CO2 dell’atmosfera e immagazzinarla, al fine di limitare il riscaldamento globale. I sistemi attualmente disponibili si basano sulla cattura diretta dell’anidride carbonica dall’aria (direct air capture-DAC) ma gli impianti sono ancora molto costosi e richiedono grandi quantità di energia.
Gli scienziati dell’ETH hanno realizzato, a partire dagli scarti ricchi di proteine della lavorazione di latte e tofu e attraverso una serie di processi di laboratorio, una sorta di “spugna”, composta da microsfere proteiche biodegradabili, capace di assorbire grandi quantità di CO2.
Il nuovo sistema presenta un duplice vantaggio. Oltre a richiedere molta meno energia, le microsfere non si degradano rapidamente e, una volta esaurita la loro capacità di assorbimento dopo alcune migliaia di cicli, possono essere utilizzate come fertilizzante o convertite in biocarburante, alimentando, così, un modello di economia circolare.
“Al momento i risultati sono promettenti” spiega Zhou Dong, autore principale dello studio “nei nostri test siamo riusciti a estrarre 97 milligrammi di CO2 da un grammo di materiale”. In pratica, un chilo di microsfere potrebbe assorbire circa 100 grammi di CO2 in un singolo ciclo operativo.
Tuttavia, spiegano i ricercatori, sono necessari ulteriori test per verificare se la tecnologia potrà essere applicata su scala industriale, mantenendo la sua elevata capacità di assorbimento.
Se i risultati ottenuti in laboratorio saranno confermati, uno scarto dell’industria alimentare potrà diventare una risorsa preziosa per la lotta al cambiamento climatico.



