2025-2024 dati a confronto
Nel 2025 gli operai a tempo determinato (OTD) nell’agricoltura italiana sono stati 903.107 (+0,5% rispetto al 2024), sono cresciute le giornate lavorate (+2,6%) che hanno raggiunto il livello record di 91 milioni ed è stato superato, per la prima volta, il tetto delle 100 giornate lavorate pro-capite (100,8), un dato che suggerisce la presenza di un percorso di progressiva, seppur graduale, professionalizzazione e fidelizzazione della manodopera.
Sono i dati che emergono nell’ultimo “bollettino agricolo Uila”, frutto della collaborazione tra la Uila e il Cres che, dal 2014, analizzano ed elaborano i dati INPS sul lavoro stagionale in agricoltura.
Le altre tendenze evidenziate, rispetto al 2024, sono la crescita della manodopera straniera (+5,7%), la diminuzione della presenza femminile (-2%) e il progressivo invecchiamento della manodopera (i lavoratori over 60 sono cresciuti del +4,9%).
Come è cambiata l’occupazione tra il 2017 e il 2025
Il bollettino, pubblicato nei giorni scorsi, mira però ad evidenziare come, a fronte di questi dati globali, esistano “tante Italie” (le cinque macroregioni Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud, Isole), con bisogni e strutture del lavoro talvolta divergenti, e come queste dinamiche siano evolute nel corso degli anni, in particolare tra il 2017 e il 2025.
diminuiscono i lavoratori…
Da nord a sud, da est a ovest, il settore assume, infatti, connotazioni differenti: tra il 2017 e il 2025, a livello nazionale il numero degli operai a tempo determinato è diminuito del 5,8%, passando da 958.759 a 903.107 unità. Questa contrazione non è stata uniforme: se le isole e l’area del Mezzogiorno hanno perso lavoratori – solo al sud sono scomparsi 62 mila braccianti – le regioni settentrionali e centrali ne hanno attirati di nuovi, mostrando un forte dinamismo – il nord-ovest è passato da 80.159 a 92.027 operai.
Si osserva, inoltre, come nel 2017 Sud e Isole rappresentavano insieme il 59,4% dell’occupazione agricola nazionale e il Centro e Nord il 40,7%, nel 2025 il peso del Sud e Isole è sceso 54,4% (-5%), mentre quello del Centro e Nord è salito al 45,6% (+4,9%). In sostanza diminuisce l’occupazione al Sud, cresce quella nel Centro-Nord.
…ma crescono le giornate lavorate, in assoluto e pro-capite
Il dato più evidente è che, tra il 2017 e il 2025, sebbene siano diminuiti gli addetti, il numero di giornate lavorate in Italia è, invece, cresciuto del +10,1%, passando da 82,7 milioni a oltre 91 milioni. Inoltre, questo aumento ha riguardato solo il Centro-Nord del paese, rimanendo sostanzialmente invariato il numero di giornate lavorate nel Sud e nelle Isole, dove però si contano il 56% delle giornate complessive lavorate in Italia (erano il 61% nel 2017).
Per quanto riguarda il numero di giornate lavorate pro-capite, l’incremento da 86,2 nel 2017 a 100,8 nel 2025 è stato costante e sostanzialmente omogeneo in tutte le aree del paese, con una crescita più marcata nelle regioni Centro (+18,9), Nord-Ovest (+16,9) e Sud (+15,7). L’indice 100 è stato raggiunto e superato nel 2017 dalla regione Isole, nel 2022 dal Centro e nel 2025 dal Sud, mentre la macroregione del Nord non lo ha ancora raggiunto.
… diminuisce l’occupazione femminile
I dati evidenziano una diminuzione strutturale e diffusa della loro presenza in agricoltura. Nel 2017 le donne impiegate in agricoltura erano 340.000 (pari al 35,4% del totale degli occupati), nel 2025 sono 284.000, con una perdita complessiva di 55.800 posizioni lavorative (-16,4%) e rappresentano il 31,4% dell’occupazione totale. Il dato più drammatico è quello del Sud che conta l’87,2% di questa perdita (-48.700 donne), pur restando la regione con il più alto numero di lavoratrici (132.300), sebbene l’incidenza della quota rosa sull’occupazione totale sia precipitata di oltre dieci punti percentuali, dal 45,00% al 38,9%.
Lievi incrementi di donne occupate si registrano nell’area Nord-Ovest (+1.300) e Centro (+2.000).
…crescono i lavoratori migranti
Tra il 2017 e il 2025 i lavoratori migranti impiegati in agricoltura sono passati da 342.000 a 399.000, con un incremento di 57.000 unità (+16,6%) e rappresentano oggi il 44,2% del totale (erano il 35,7% nel 2017). La loro presenza è maggiore nelle regioni del Centro-Nord del paese (232.500 lavoratori), dove rappresentano oggi il 57% del totale della forza lavoro. Nel Sud, dove ancora prevale la componente autoctona e dove lavorano oggi 117.300 migranti, la loro incidenza sul totale degli occupati è cresciuta dal 25,9% al 34,5%. Ancor maggiore il dato relativo alle Isole, dove la presenza di lavoratori migranti è cresciuta del 37,5% rispetto al 2017.
…e i lavoratori over 60 anni
Ultimo aspetto analizzato nel bollettino è il generale invecchiamento della forza lavoro. Gli over 60 anni sono passati da 76.900 nel 2017 a 105.300 nel 2025 (+28.400 persone, +37%). In valori assoluti la crescita maggiore si registra nel Sud (+11.300), nel Nord-Est (+6.900) e nelle isole (+5.200), mentre in percentuale, l’incidenza maggiore rispetto al totale degli addetti nel 2025 è nel Nord-Est (13,7%) e, a pari merito nel Nord-Ovest e nel Sud (+11,2%).
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