PENSIONI
Da Renzi ennesimo “spot” che non risarcisce i diritti violati
Il decreto prevede il rimborso variabile e “una tantum”
di Eleonora Tomba
Il premier Matteo Renzi ha anticipato ieri al termine del Consiglio dei ministri i contenuti del decreto che dovrebbe pareggiare i conti con il blocco della perequazione delle pensioni per gli anni 2012-2013 (dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale). Ancora una volta, però, il “Governo del fare” va avanti per la propria strada travolgendo diritti fondamentali: il decreto (che sarà emanato dopo l’esame delle Commissioni di Camera e Senato) dovrebbe prevedere un rimborso di importo variabile a seconda dell’entità della pensione. In ogni caso, l’indennizzo spetterà soltanto ai pensionati che percepiscono meno di 3.200 euro lorde al mese, secondo un meccanismo progressivo che, secondo gli esempi utilizzati da Renzi, attribuirà 750 euro alle pensioni di importo pari a 1.700 euro, 450 euro alle pensioni pari a 2.200 euro e 278 euro a quelle pari a 2.700 euro.
Questa soluzione non solo non restituisce ai pensionati quel che hanno perduto, ma non rispetta la decisione della Corte Costituzionale e apre la strada a un pericoloso precedente: la possibilità che il Governo ignori le direttive dell’organo posto a tutela dei diritti fondamentali della persona.
Il rimborso che i pensionati danneggiati dal “blocco-Monti” dovrebbero ricevere il 1° agosto, infatti, è “una tantum” e questo significa che non ci saranno altre forme di compensazione per il mancato adeguamento. Appare evidente che un provvedimento del genere non è in grado di riparare ai danni causati dal blocco 2012-2013 e che, a differenza di quello che si racconta, l’intervento del Governo non favorirà le pensioni più basse. A dimostrarlo sono i numeri stessi. Prendendo ad esempio la fascia più bassa, cioè coloro che percepiscono 1.700 euro lorde al mese di pensione, è facile verificare il danno subìto nel triennio: da 3.166 euro lordi (2.248 netti) che avrebbero avuto senza blocco, pur sottraendo i 750 dell’una tantum che riceveranno ad agosto, si avrà comunque una perdita non recuperabile di 1.498 euro. I 750 euro promessi, quindi, restituiranno appena un terzo di quanto promesso.
Come Uila, continuiamo a ripetere che non si può far quadrare il bilancio dello Stato a spese dei soggetti più deboli, calpestando diritti costituzionalmente tutelati e garantiti. Una parte di rimborso è meglio di niente? Non è così che si può ragionare. Non esistono violazioni parziali dei diritti. Per “far quadrare i conti”, avremmo potuto accettare una dilazione nel tempo dei rimborsi, purché i soldi venissero restituiti per intero. Invece, più che la riparazione di un danno, assistiamo all’ennesima operazione mediatica pre-elettorale.


