di Anna Lisa Calò
Sia nell’ultimo anno che nel quinquennio 2020-2024, il settore agricolo si è rivelato più sicuro durante lo svolgimento del lavoro, mentre sono aumentati gli infortuni avvenuti nel percorso casa – lavoro. Nel 2024 quasi un terzo delle denunce è arrivato dal Nord-Est e gli interessati sono stati in prevalenza uomini. Molti degli infortuni mortali, dovuti all’anzianità dei mezzi agricoli, potrebbero avere conseguenze meno gravi con il rinnovo del parco macchine italiano.
Secondo gli ultimi dati Inail, che mettono a confronto gli infortuni avvenuti nei primi sette mesi del 2026 con quelli avvenuti nello stesso periodo del 2025, i casi avvenuti in sede di lavoro sono diminuiti da 13.718 a 13.605 (-0,8%), mentre quelli mortali si sono ridotti da 64 a 55. Anche per i casi in itinere gli infortuni non mortali sono calati, passando da 943 a 852 (-9,7%), mentre sono saliti quelli mortali, da 8 a 17.
Questi dati confermano l’andamento di infortuni e malattie professionali in agricoltura tra il 2020 e il 2024 pubblicato nel Rapporto 2026 Inail, dal quale emerge che, complessivamente, le denunce di infortunio pervenute nel 2024 sono state 26.128, il 2,3% in meno rispetto al 2020. Colpisce il dato che riguarda gli infortuni in itinere, ovvero nel tragitto casa-lavoro-casa, aumentati del 34,9%. Quelli avvenuti in occasione di lavoro, al contrario, sono calati del 4,1%.
Nel 2024 si sono verificati 24.403 infortuni (pari al 93.4%) in sede di lavoro, mentre 1.725 (6.6%) sono avvenuti in itinere. Questi ultimi, dopo l’impennata del 2021 (quando sono passati da 1.279 a 1.613 casi) e la lieve flessione dei due anni successivi (1.549 casi nel 2022 e 1.542 nel 2023), hanno registrato una nuova crescita nel 2024, pari a quasi il 12%.

Dal punto di vista territoriale, nel 2024 la percentuale maggiore delle denunce per infortunio è arrivata dal Nord-Est (31,2%, 8.163 denunce), seguito da Sud (5.508) e Centro (5.067) e, infine, Nord-Ovest (4.442) e Isole (2.948). Tra le regioni più interessate l’Emilia-Romagna (12,6% dei casi) e la Toscana (9,4%).
Nei cinque anni analizzati calano del 7% le denunce dei nati in Italia e del 14% quelle dei comunitari, mentre quelle degli extracomunitari, che rappresentano quasi il 18% del totale, sono aumentate del 30%.
Nel 2024 l’81,6% degli infortuni sono stati denunciati da uomini. Tuttavia, dal 2020 i casi che hanno coinvolto lavoratori sono diminuiti del 3,5%, mentre per le lavoratrici il dato è cresciuto del 3,9% con un’età media che è di 48 anni per gli uomini e 52 per le donne.
Scivolamento o inciampamento con caduta (27,1%), perdita di controllo di una macchina (22,3%) e movimenti del corpo sotto sforzo fisico (20,8%) costituiscono oltre il 70% dei casi di infortunio.
Morti sul lavoro: tra 2023 e 2024 raddoppiano quelle lungo il percorso
Nel quinquennio esaminato il numero di decessi sul lavoro è oscillato tra 140 e 154, con il picco nel 2021 e il valore più basso nel 2020. Il 2024, come il 2023, si è chiuso con 143 decessi, ma è cambiata la loro distribuzione: quelli in itinere sono più che raddoppiati, passando da 13 a 29.
Nonostante i casi di infortunio mortale siano, seppur leggermente, calati negli ultimi anni, il rapporto Inail scrive che “(in agricoltura) la percentuale degli eventi mortali sul totale delle denunce di infortunio rimane costantemente intorno allo 0,5%, contro lo 0,2% medio dell’industria e dei servizi”.
A livello territoriale, nel quinquennio 2020-2024 solo il Nord-Est registra una crescita dei decessi, mentre Nord-Ovest e Sud sono in flessione. Nel 2024, Puglia ed Emilia-Romagna hanno registrato il maggior numero di infortuni mortali, con rispettivamente 20 e 15 denunce: si tratta di aree, sottolinea il Rapporto, “caratterizzate da un’intensa attività agricola meccanizzata o da terreni collinari che favoriscono l’instabilità dei mezzi”.

Gli uomini rappresentano il 97% delle vittime e quasi il 55% ha più di 55 anni. Se da un lato i più giovani sono a rischio a causa dell’inesperienza, il picco massimo di decessi si registra, infatti, nella fascia 55-64. A questo contribuisce il prolungamento dell’attività lavorativa ben oltre l’età pensionistica.
Il 69% dei decessi avvenuti in occasione di lavoro è causato dalla perdita di controllo di una macchina o di un animale o dallo scivolamento/inciampamento. “È ragionevole ritenere” secondo il Rapporto “che ciò sia strettamente correlato all’anzianità del parco macchine italiano e che con dotazioni più moderne, molti infortuni mortali potrebbero risolversi senza così gravi conseguenze”.
A questo proposito, dal 2016 i bandi ISI dell’Inail hanno raccolto quasi 40 mila domande da aziende del settore ed erogato oltre 207 milioni di euro da investire in salute e sicurezza. “La persistenza del rischio mortale” si legge sul documento “suggerisce che non basta la formazione teorica: occorre agire sulla sostituzione dei mezzi vetusti e su una cultura della sicurezza che superi l’eccesso di confidenza, tipico dei lavoratori più esperti”.


