L’export agroalimentare italiano si avvia a chiudere il 2025 con un nuovo record, stimato in 73 miliardi di euro. Lo sostiene l’Ismea, l’istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, che registra una crescita del 5% nei primi 11 mesi dell’anno, maggiore rispetto a quella dell’export nazionale complessivo (+3,1%).
Si tratta di un risultato importante, nel difficile contesto internazionale caratterizzato da tensioni geopolitiche e incertezze sui mercati globali, che si unisce a dati incoraggianti sul fronte produttivo nazionale e sull’occupazione. Nel terzo trimestre 2025 il valore aggiunto agricolo è aumentato dello 0,6% rispetto allo stesso trimestre 2024, mentre la produzione dell’industria alimentare ha guadagnato il 3% rispetto al secondo trimestre 2025 e il 4,5% rispetto al terzo trimestre del 2024.
A trainare le esportazioni del Made in Italy alimentare sono: caffè torrefatto, prodotti di panetteria e pasticceria industriale, formaggi DOP e IGP, insaccati e frutta fresca. Anche il comparto vitivinicolo contribuisce in modo determinante a questo traguardo: la produzione 2025/2026 è stimata intorno ai 47 milioni di ettolitri, con un incremento dell’8%, che conferisce all’Italia il primato mondiale in volume.
Nei primi nove mesi del 2025 sono aumentati anche i consumi alimentari domestici (+4%), confermando un ritorno alla normalità dopo anni segnati dall’aumento dell’inflazione. Tra i comparti più dinamici si segnalano le uova (+6,7%), il pane (+3,1%), gli ortaggi freschi (+2,9%) e i formaggi freschi (+3,9%).
Di particolare rilievo è infine il dato sull’occupazione. Ismea registra un aumento dei lavoratori agricoli dell’1% sul secondo trimestre 2025 e dell’1,5% sul terzo trimestre 2024, un risultato che conferma e rafforza la necessità di politiche contrattuali che migliorino la qualità dell’occupazione e tutelino i lavoratori lungo tutta la filiera.
In questa cornice si inserisce il recente riconoscimento UNESCO della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’umanità. È un traguardo che valorizza saperi, territori e tradizioni e rafforza il legame tra qualità alimentare, sostenibilità ambientale e diversità culturale: elementi centrali per il futuro dell’agroalimentare italiano.




