LAVORO
Cresce in Europa l’attacco ai diritti sindacali
Le denunce dei sindacati internazionali IUF e EFFAT
di Fabrizio De Pascale
Inghilterra, Finlandia, Lituania: nel mese di settembre i governi di questi tre paesi europei hanno annunciato misure “draconiane” per ridurre i diritti sindacali, oltreché salari e misure sociali. Qualcosa è trapelato sui media italiani a proposito di Inghilterra e Finlandia, nulla riguardo la Lituania, dove l’attacco ai diritti sembra essere il più minaccioso. In tutti e tre i casi, i sindacati internazionali (in particolare Effat e Iuf) denunciano la violazione dei diritti fondamentali del lavoro stabiliti nelle Convenzioni internazionali dell’ILO e della stessa Ue.
Lituania
Il 10 settembre i sindacati lituani hanno organizzato un’azione di protesta al grido di “No alla schiavitù al lavoro” per opporsi al “nuovo modello sociale”, messo al punto dal governo, che mira a liberalizzare il mercato del lavoro e riformare il sistema pensionistico, andando a modificare circa 40 leggi. In particolare, il progetto governativo prevede, tra l’altro: riduzione generalizzata dei salari e aumento delle ore di lavoro settimanali da 48 a 60; semplificazione delle procedure per terminare i contratti di lavoro e possibilità di licenziamento con preavviso di 3 giorni; possibilità di trasformare contratti permanenti in contratti a tempo determinato; prolungamento di 5 anni dell’età lavorativa ai fini della pensione; restrizione dei diritti e delle attività sindacali.
Finlandia
Oltre 300.000 lavoratori finlandesi hanno scioperato il 18 settembre e 30.000 hanno manifestato a Helsinki (vedi foto), sotto una pioggia battente, per protestare contro un progetto legislativo del nuovo governo di destra che vorrebbe ridurre unilateralmente salari e misure sociali definiti dalla contrattazione collettiva. Le misure, ha promesso il primo ministro finlandese Juha Sipila, avranno effetto alla scadenza dell’attuale accordo collettivo di lavoro.
In particolare, il progetto prevede una riduzione delle paghe per il lavoro straordinario, notturno e nei week-end; la soppressione della paga per il primo giorno di congedo malattia e la riduzione della remunerazione per i giorni successivi (dal 2° al 9° giorno); la riduzione delle ferie da 38 a 30 giorni; la soppressione di due giorni di festività nazionale. I sindacati finlandesi stimano che queste misure comporteranno una riduzione dei salari tra il 4-6%, colpendo in particolare le lavoratrici e i lavoratori a tempo determinato.
Inghilterra
Il 16 settembre il parlamento britannico ha approvato in seconda lettura (ne manca una terza, oltre al passaggio alla Camera dei Lord) il “Trade Union Bill”, una proposta di legge voluta fortemente dai Tory che introduce una serie di restrizioni al diritto di sciopero, la più “grave” delle quali prevede che più del 50% dei dipendenti di una società partecipi al voto su uno sciopero perché questo sia legale (attualmente non esiste alcun quorum).
I segretari generali di Iuf e Effat hanno scritto al commissario europeo all’occupazione Marianne Thyssen per chiedere alla Commissione Ue di opporsi a questo provvedimento che violerebbe la Carta sociale europea e la Convenzione europea sui diritti umani e di esprimere la propria preoccupazione al governo inglese.
Insomma
Può far sorridere l’invito rivolto alla Commissione europea a esprimere preoccupazione al governo inglese per la sua intenzione di limitare il diritto di sciopero, quando, in nome dei principi dell’austerità e della parità di bilancio è proprio l’Unione europea a suggerire l’adozione di misure che hanno per effetto di restringere diritti e tutele del lavoro… Così come su altre scottanti questioni, una per tutte quella dei migranti, ciò che purtroppo emerge chiaramente è l’incertezza e la contraddittorietà di norme e politiche che l’Europa ha assunto o si vuole dare.
Il lavoro è certamente un tema sul quale i giusti principi e le buone intenzioni delle convenzioni internazionali si scontrano con legislazioni nazionali “inaccettabili” e regolamenti comunitari sempre più contorti e ambigui.
Il diritto a un lavoro “decente” per tutti, che comprende il diritto all’esercizio delle libertà sindacali, è un tema sul quale l’Europa dovrebbe parlare una sola lingua e sul quale i sindacati dovrebbero essere maggiormente protagonisti.
Al prossimo congresso della CES, in programma a Parigi dal 28 settembre al 2 ottobre, si parlerà anche di questo e di come costruire un nuovo modello sociale europeo che metta il lavoro al centro dell’agenda politica futura.


