EXPORT ALIMENTARE
Obiettivo 50 miliardi € nel 2020, in dieci anni +83%
Oltre 1,2 miliardi di consumatori mangiano italiano
Cresce l’export agroalimentare ma l’Italia è ancora indietro rispetto ai competitors europei per peso delle esportazioni fermo al 20%. Produciamo però più valore aggiunto e, ogni anno, nel mondo 1,2 miliardi di persone comprano un prodotto italiano. Questa la situazione fotografata nell’Atlante Geografico del Food Made in Italy, presentato da Federalimentare insieme al padiglione Expo 2015 “Cibus è Italia”.
L’obiettivo? Rimuovere gli ostacoli burocratici e dimensionali delle imprese, combattere l’italian sounding e spingere l’export fino al raddoppio a quota 50 miliardi di euro entro la fine del decennio.
“È un obiettivo importante per l’industria alimentare italiana; una sfida da vincere perché porterà lavoro e ricchezza al paese; una sfida che il sindacato sosterrà con tutte le sue forze” ha commentato Stefano Mantegazza segretario genrale Uila-Uil.
Nel periodo 2004-2014, l’export alimentare è cresciuto in valore dell’ 83,8%, quasi il doppio rispetto al totale dell’export italiano, che nello stesso periodo è aumentato del 46,1%. Il peso delle esportazioni sul fatturato dell’industria alimentare italiana, inoltre, è passato negli ultimi dieci anni dal 14% al 20,5%, e se nel 2004 esportavano all’estero 2 industrie su 10, oggi un’industria su due produce anche per i mercati esteri.
Alla tendenza positiva di maggiore capacità di penetrazione dell’industria agroalimentare italiana si accompagna però un deficit rispetto agli altri paesi Ue. In Germania il peso dell’export agroalimentare ha raggiunto un terzo del totale (33%), in Francia ha toccato quota 26% e in Spagna 22%. L’Italia è ferma al 20%, anche se produciamo però più valore aggiunto: 24 miliardi contro gli 11 della Germania.
Secondo i dati dell’atlante con il 16,1% del totale dell’export nazionale la Germania si conferma anche nel 2014 il primo paese destinatario dell’export agroalimentare italiano malgrado una sostanziale stabilità rispetto all’anno precedente (+0,1%). Seguono la Francia (11,6% e +2,9% rispetto al 2013) e gli Stati Uniti, primo mercato extraeuropeo dove le esportazioni sono cresciute nell’ultimo anno del +6,4%, raggiungendo una quota del 10,9% sul totale. Balzo in avanti anche del Regno Unito, dove grazie al +7,6% dell’ultimo anno raggiunge il 9,5% sul totale. Cresce del +3,1% anche l’export in Svizzera, che si ritaglia una quota del 3,9%. In totale questi cinque paesi assorbono una fetta pari al 52,0% dell’export alimentare italiano, mentre i paesi dell’Ue insieme valgono il 62,2%. È fondamentale, inoltre, recuperare il mercato russo che, a causa delle sanzioni e degli embarghi sui cibi europei, ha registrato nell’ultimo anno una flessione del -6%, arretrando il valore dell’export italiano, che nel 2013 aveva raggiunto i 527,8 milioni di euro, con un brillante +24,2% sull’anno precedente.
Rispetto al 2013 sono i paesi emergenti e con le economie più dinamiche, soprattutto quelli orientali e dell’Est Europa, a produrre tassi di crescita maggiori delle esportazioni di prodotti Made in Italy. A guidare la top ten dei paesi che nell’ultimo anno hanno dimostrato maggior dinamismo c’è Taiwan, che registra un +25,0% di prodotti alimentari italiani in entrata. Seguono la Corea del Sud (+20,2%), Israele (+15,0%), Croazia (+14,6%), Singapore (+14,6%), Polonia (+13,3%) e Slovacchia (+13,0%). Tassi di diffusione a doppia cifra anche in Brasile (+12,8%) e Olanda (+10,3%). Ma il dato più significativo degli ultimi 12 mesi riguarda la Cina, il cui gradimento del Made in Italy alimentare ritorna a sfiorare la doppia cifra (+9,9%).


