LAVORO
Maternità, più risorse per il Bonus bebè. Esteso anche al secondo figlio
Allo studio proroga al 2020 e incremento economico del contributo
di Eleonora Tomba
Bonus bebè raddoppiato e incentivo ulteriore in caso di nascita del secondo figlio: sono queste le misure che il Ministero della Salute sta pensando di inserire nella prossima legge di Stabilità, per far fronte al drammatico calo delle nascite che da alcuni anni interessa il nostro Paese.
Introdotto dalla precedente legge di Stabilità, per i nati tra il 1 gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017, il bonus bebè dà diritto ad 80 euro al mese per i nuclei familiari con un Isee inferiore a 25.000 euro, elevati a 160 nei nuclei che non raggiungono i 7.000 euro. Le coppie che ne hanno usufruito lo scorso anno sono state 330mila (80 euro al mese sono andati a 245mila coppie mentre 85mila hanno ricevuto il contributo più elevato). Il calo delle nascite ha consentito un risparmio di circa un miliardo di euro su quanto preventivato due anni fa, ed è proprio sfruttando questi soldi che Beatrice Lorenzin sta pensando di estendere il Bonus fino al 2020, raddoppiandone gli importi. In più, per incentivare la natalità (i nati nel 2015 sono stati solo 448mila, di cui il 20% da coppie di immigrati), il Ministro vorrebbe elevare ulteriormente il contributo in caso di nascita del secondo figlio. Naturalmente i risparmi di spesa non sarebbero sufficienti a coprire il nuovo progetto ma si tratterebbe non più soltanto di un contributo alle nascite, bensì di un vero e proprio sostegno alla povertà per i nuclei familiari numerosi. Un’idea di welfare che va nella stessa direzione di quella della Uila che, tramite il Fondo Fasa, dal 2013 garantisce a moltissime lavoratrici il cd. pacchetto maternità, cioè un paniere di prestazioni assistenziali in gravidanza quali visite ginecologiche, ecografie, analisi clinico chimiche, amniocentesi o villocentesi, nel limite di 500 euro l’anno. Oltre a questo, la bilateralità del settore alimentare offre anche il sostegno a maternità e paternità, attraverso un’integrazione mensile aggiuntiva rispetto all’indennità erogata dall’INPS per il periodo di congedo facoltativo post partum.

