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Il caso “sistema” della Petti in Toscana

27 Settembre 2018
in ALIMENTARE
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AGROALIMENTARE
Il caso “sistema” della Petti in Toscana

La Petti, industria di trasformazione del pomodoro, ha ritoccato verso l’alto il prezzo per ogni tonnellata di pomodoro toscano conferito dagli agricoltori all’industria di Venturina Terme. Lo ha fatto chiudendo un accordo commerciale al di sopra di quel-lo fissato dal contratto di riferimento, ritoccando l’accordo fino 100 euro a tonnellata, con un innalzamento del 10%. Una decisione presa in seguito ad un’annata partico-larmente difficile per il pomodoro al Centro-Nord Italia, con un clima instabile tra siccità e violente precipitazioni che ha condizionato fortemente le fasi colturali, pro-vocando una forte flessione produttiva.

“Fino a pochi anni fa, si era soliti parlare e considerare l’agricoltura, l’industria di trasformazione alimentare e l’ambiente come dei comparti divisi e stagni. Il caso dell’azienda Petti dimostra invece come questi comparti siano strettamente correlati tra loro, interdipendenti, al punto di diventare un sistema” ha dichiarato Triestina Maiolo segretario regionale della UILA UIL Toscana. “I cambiamenti climatici che ci sono stati negli ultimi due anni, hanno creato difficoltà nella coltivazione del pomodoro in Toscana, e così gli agricoltori toscani hanno optato per una conversione delle colture su altre produzioni. Questo ha messo in difficoltà l’azienda Petti, che non ha trovato quelle quantità necessarie per garantire la qualità del prodotto. La scelta dell’azienda di aumentare il prezzo del pomodoro va a recuperare e a sostenere le aziende agricole che conferiscono. In questo modo” continua Maiolo “è stato garantito il mantenimento del processo produttivo in Toscana”.

“La pioggia e le siccità degli ultimi due anni, rende evidente quanto sia importante la gestione dell’acqua, risorsa che rappresenta un patrimonio” ha aggiunto Federico Capponi, Segretario Regionale FILBI Toscana “e che va trattata con rispetto. La bonifica, da molti mistrattata, è caratterizzata da una attività continua che si sviluppa in sordina e che per questo motivo richiede un’attenta regolamentazione. Regolamentare l’acqua vuol dire tutelare l’ambiente e l’uomo”. Il Consorzio di bonifica ha sperimentato, in queste zone, l’utilizzo delle acque reflue ai fini irrigui. Un intervento all’avanguardia che si traduce in un risparmio e nella possibilità di ampliare le superfici coltivabili in modo intensivo.

“Non a caso, in questi giorni” specifica Capponi “la FILBI siede al tavolo per la modifica della legge 79/2012 sui consorzi di bonifica, dove viene messo al centro della discussione la questione dell’irrigazione.”

“E’ chiaro” conclude Triestina Maiolo “che siamo davanti ad un sistema fatto di elementi che interagiscono in modo virtuoso tra di loro. Il sistema agroalimentare è un modo per risolvere i problemi del territorio: l’aumento della superficie coltivabile, attraverso la gestione delle acque, porta nuovi posti di lavoro non solo nei consorzi ma anche nelle aziende agricole e in una azienda di trasformazione che potrebbe vedere aumentare la sua produzione, in un territorio che ha difficoltà occupazionali.”

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© 2021 Realizzazione a cura di UILA, Via Savoia 80, 00198 Roma. Tutti i diritti sono riservati - Credits: ap idee.

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