CAPORALATO
Incendio al Gran Ghetto, “Road map per chiudere tutti i ghetti”
Loy, Mantegazza e Ricci “Creare mercato lavoro trasparente e alternativo a caporali”
Due cittadini di nazionalità africana, del Mali, sono rimasti vittime dell’incendio di vaste proporzioni divampato nella notte tra il 2 e il 3 marzo all’interno del ”Gran Ghetto”, la baraccopoli che si trova nelle campagne tra San Severo e Rignano Garganico. Quando le tre squadre di vigili del fuoco sono riuscite a circoscrivere e spegnere le fiamme, che si sono sviluppate su un’area di oltre 5000mq distruggendo un centinaio di baracche, hanno trovato i corpi carbonizzati dei due africani.
Al Ghetto, abitato da alcune centinaia di migranti impegnati nella raccolta dei prodotti agricoli nelle campagne della zona, era cominciato da poco lo sgombero da parte delle forze dell’ordine disposto dalla Dda di Bari nell’ambito di indagini, avviate nel marzo del 2016 e culminate con il sequestro probatorio per presunte infiltrazioni della criminalità. Sgombero che non si è completato in quanto alcuni dei 350 migranti che erano nella baraccopoli si sono rifiutati di lasciare il Ghetto. Un’ennesima tragedia che riporta sotto i riflettori la necessità che per combattere il caporalato si agisca non solo sul versante repressivo, ma soprattutto attuando un mercato del lavoro trasparente e alternativo a quello dei caporali.
“Altre due vite spezzate dall’intreccio tra criminalità organizzata e disperazione. Non si può continuare così” hanno dichiarato Guglielmo Loy, segretario confederale Uil, Stefano Mantegazza, segretario generale Uila e Gianni Ricci, segretario generale Uil Foggia. “Non possiamo continuare ad assistere impotenti, a indignarci e a versare lacrime inutili. Barra dritta e con convinzione procediamo nella direzione dello sgombero di tutti i ghetti della Capitanata”, affermano Loy, Mantegazza e Ricci secondo i quali è necessario “perseguire con ancora più forza chi specula sul bisogno e costringe centinaia di immigrati a permanere in un ghetto chiuso alcuni giorni prima. Occorre combattere la criminalità organizzata e far rispettare le leggi e, sotto questo profilo, va garantito il massimo supporto all’azione delle forze dell’ordine. Applichiamo la nuova legge sul caporalato, sollecitiamo l’applicazione di procedure e protocolli etici in materia di trasporto, integrazione, inclusione. Impegniamoci ad applicare il “protocollo contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo in agricoltura”. L’obiettivo comune deve essere fare rete attivando progetti per migliorare le condizioni dei lavoratori e togliere spazio a chi li sfrutta.
“Per debellare alla radice il lavoro nero e dare le risposte di civiltà che il paese richiede, non è sufficiente la sola repressione. Per questo continueremo a insistere nei confronti del Governo, delle istituzioni regionali e soprattutto delle associazioni datoriali (Confagricoltura, Coldiretti e Cia) affinché la Rete del lavoro agricolo di qualità possa essere attivata in tutti i territori, in particolare lì dove la piaga del lavoro nero è maggiormente presente. Siamo, infatti, convinti che solo creando un sistema di gestione del mercato del lavoro trasparente e alternativo al Caporalato sarà possibile dare le risposte che sia le imprese che i lavoratori si aspettano. Tramite la Rete va inoltre istituito un sistema di trasporti per il lavoro agricolo sostenuto anche da risorse pubbliche. Potranno essere autobus che portano gratuitamente i braccianti sui luoghi di lavoro (al posto dei carissimi servizi di trasporto offerti dai caporali), o ambulatori mobili, alloggi degni di questo nome e distribuzione di acqua e cibo, fino agli sportelli di informazione legale e ai corsi di italiano. Le risorse ci sono ma va fatto uno sforzo collettivo per uscire da questa emergenza”.
Ma non è tutto. “La questione va affrontata in un’ottica globale”, proseguono Loy, Mantegazza e Ricci. Infatti, per il segretario confederale Uil, il segretario generale Uila e il segretario generale Uil Foggia “ora occorre raccordare l’azione di Regione, comuni, prefetture, forze dell’ordine, imprenditoriali e sindacati. Va definita una road map per lo sgombero di tutti i ghetti. Perché se non si arriva a questa conquista, non sarà possibile garantire condizioni di vita più dignitose e reale integrazione a questi lavoratori”.

