DIVERSITÀ DI GENERE
Confronto a Novara per “un diverso pensiero di collettività”
Di Rosi Pipolo, responsabile pari opportunità Uila Piemonte

La prima serata dell’iniziativa di confronto e dibattito su “Un diverso pensiero di collettività”, organizzata a Novara dal coordinamento pari opportunità della Uil e della Uila, è stata un successo. Lavoratori e lavoratrici, associazioni datoriali, politici e sindacati si sono confrontati con grande partecipazione su diversi temi quali il Gender Pay Gap, la genitorialità, domanda/offerta di lavoro e benessere lavorativo.
La nostra iniziativa, che replicheremo il 16 Maggio, vuole essere la prima di tante azioni rivolte verso un cambiamento di rotta, un diverso pensiero di collettività che promuova la diversità di genere come valore da tutelare. Insieme per costruire un’economia inclusiva, che, valorizzando le differenze favorisca una reale parità tra uomini e donne. Per raggiungere tale obbiettivo è necessario che tutti gli attori coinvolti sviluppino una maggiore consapevolezza della trappola del genere, ed aumentino la sensibilità e la disponibilità verso i problemi dei lavoratori e soprattutto delle lavoratrici, per liberare uomini e donne dal loro naturale destino biologico.
Le discriminazioni di genere ci impoveriscono e ci posizionano come fanalino di coda dell’Europa.
Nonostante vari tentativi negazionisti, la differenza nel salario tra uomini e donne è una triste realtà.
L’arrivo di un figlio è il momento nel quale inizia ad allargarsi il gap, con decurtazioni automatiche sullo stipendio dovute al periodo della cura, arrivando addirittura all’abbandono del posto di lavoro e la conseguente perdita di una indipendenza economica. Dalla Lombardia alla Sicilia per le donne ritornare al lavoro dopo la nascita di un figlio sta diventando sempre più problematico, anche in quelle regioni dove solitamente l’occupazione femminile è maggiore rispetto alla media nazionale. Alla base restano i problemi da affrontare quando si prova a conciliare carriera e cura della famiglia nei primi anni di vita di un bambino.
Da troppo tempo ormai stiamo chiedendo politiche di conciliazione vita lavoro. Ora devono diventare priorità se si vuole dare ai giovani, di nuovo, una speranza nel futuro tale da spingerli a aumentare le nascite.
Non si può poi parlare di differenze retributive prendendo solo in considerazione la conciliazione. Il problema è molto più ampio e parte dalla cultura, occorre intervenire sulla scuola perché si smantelli la situazione attuale che di fatto crea una segregazione settoriale, portando all’ auto-esclusione delle donne dai settori tecnologici, scientifici e matematici che sono ad oggi quelli più pagati.
Bisogna intervenire perché l’istruzione sia più rispondente all’odierno mercato del lavoro. Se non si interviene sulla scuola il rischio secondo l’Istat è che l’aumento del flusso in entrata nel mercato del lavoro dei più istruiti diventi il tradursi in una concorrenza al ribasso, con i laureati che occupano i posti dei diplomati, e questi le professioni a più bassa qualifica.
Infine, ma non per minor importanza, abbiamo inserito in questo nostro confronto il tema del benessere lavorativo che oggi rappresenta il primo elemento di miglioramento dell’efficacia, efficienza, produttività e sviluppo di una società sia essa privata o pubblica. Si parla tanto di Welfare ma ancora troppo poco di produttività legata a buone pratiche di organizzazione del lavoro. Inoltre, salute, sicurezza e ambiente sono ancora considerati semplicemente un costo, mentre dovrebbero essere uno dei principali temi di una buona organizzazione del lavoro.
Non siamo più al semaforo arancione che segnala il pericolo ma a quello rosso. La nostra, ormai, è una società individualista e quando l’individualismo è condiviso da una moltitudine di persone porta a far sì che siano in molti a non credere nei benefici derivanti da un senso di uguaglianza reciproca, dal rispetto e dalla collaborazione con gli altri.
Uno Stato non unito diventa debole in ogni suo aspetto e porta ad un impoverimento economico, culturale e sociale.
Quali devono essere le azioni concrete che possiamo attuare, ciascuno per il proprio compito, senza il bisogno di prevalere?
La nostra idea riguarda la natura stessa del sindacato, la sua vocazione più vera: dare voce a chi non ce l’ha, difendere gli ultimi, agire contro chi calpesta i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici più fragili, tutelare le diversità in ottica di inclusione, azioni che da sempre sono il cuore della tradizione Uil, il sindacato dei cittadini.



