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Dal bazooka di Draghi parte la ripresa

9 Marzo 2015
in BCE
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BCE
Dal bazooka di Draghi parte la ripresa
Applicata la ricetta che la Uil invocava da 7 anni

Mario Draghi ha sparato il primo colpo di “bazooka”. La Bce acquisterà titoli di stato per 60 miliardi di euro al mese, un fiume di “denaro fresco” per le banche “in sofferenza” e per i Paesi più indebitati, mentre la Fed americana si prepara a ridurre i finanziamenti all’economia, forse ad aumentare i suoi finora bassissimi tassi d’interesse, di certo a rivalutare il dollaro, ormai vicino alla parità con l’euro.
Una buona notizia per l’Italia? Al momento certamente si. Finalmente la parte più importante della proposta che la Uil propone da anni come antidoto alla crisi viene messa in atto e gli effetti già cominciano a vedersi.
Lo “spread” viaggia sui 90 punti, cinque volte meno di fine 2011 e lo Stato risparmia in proporzione sugli interessi  del debito pubblico, la Borsa festeggia i “soldi facili” in arrivo, l’euro debole ( ha perso il 22% sul dollaro dall’annuncio del QE) aiuta a esportare, allontana la deflazione e attira turisti, il petrolio costa poco e pagarlo in dollari rivalutati per adesso non è e per un po’ non sarà un problema.
Non solo, la manovra della Bce dovrebbe anche liberare i bilanci delle banche dai titoli di stato.
In questo modo le aziende di credito potranno tornare a prestare soldi a famiglie e imprese spingendo su investimenti e consumi.
Una buona notizia anche per l’occupazione? Può darsi, da oggi è più conveniente investire e assumere, ma le imprese lo faranno solo se i miliardi di Draghi arriveranno all’economia reale, per sostenere i consumi e la produzione, prima di essere divorati dalle tasse ed ingoiati dalla spesa pubblica.
La crisi è finalmente finita? Di sicuro Draghi ha dato una bella spinta alla ripresa, ma bisogna ancora fare i conti con gli squilibri di bilancio di parecchi Stati Membri, col “caos libico” che minaccia le coste europee e le forniture petrolifere italiane, con la ancora fragile “tregua di Minsk” e con il costo delle sanzioni alla Russia, con la irrisolta crisi greca che rischia di far del male all’UE e alla moneta comune.  
Soprattutto bisogna che il governo riduca la spesa pubblica improduttiva per tagliare a seguire le tasse su cittadini e imprese.
Ma di questo torneremo a occuparci nei prossimi giorni.
Infine vorrei da italiano ringraziare il presidente della Bce, Mario Draghi.
Se oggi finalmente, dopo anni di recessione e disoccupazione record in tutta Europa, possiamo provare a voltare pagina lo dobbiamo a lui, alla determinazione con la quale alla fine ha piegato tutte le resistenze e in primo luogo quelle tedesche.
Un grazie anche al nostro governo dal quale ci dividono scelte che non condividiamo ma che in questo caso ha bene operato.

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